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Leggo da un nota guida ai vitigni d’Italia “... Nel 1370 l’imperatore Carlo IV vieta la distribuzione del robusto lagrein tra le compagnie militari, alle quali si riservarono i più leggieri vini da uva schiava ...”. Filosofeggiando osservo - con piacere, o forse con sgomento - che l’uomo non è così cambiato nel tempo, anzi; tanto che condivido pienamente il giudizio sulla “robustezza” del lagrein formulato del nostro avo imperatore. Il lagrein, a mia opinione - corroborata ora, finalmente, anche da (almeno) un’altra “augusta” opinione - non è quel vinello leggiero, tutto frutta e freschezza che molti credono, e che il lagrein stesso tende a far credere con le sue caratteristiche di “finta” semplicità. Nelle sue migliori espressioni, e questo Porphyr è tra esse, propone un colore purpureo, fitto ed impenetrabile, a cui fa seguito una esplosione di appetitosi ed apparentemente “semplici” sentori fruttati, nei quali la fragola, la mora, il ribes, accenni di cardamomo e pepe rosa, sino a giungere a striature finali di cacao si intrecciano giocosamente. Il “gioco” è però pur sempre di grande sfaccettatura aromatica e per di più giocato sui 13 gradi alcolici, come ben si appalesa ... nello stomaco. Anche in bocca il lagrein, ed in particolare questo splendido Porphyr del ’02, gioca a fare il “semplice”, proponendo tannini lievi, grande freschezza, ed una lunghissima persistenza gusto/olfattiva tutta intrisa di caleidoscopici sentori di piccoli frutti rossi di bosco. Vino che non si smetterebbe mai di bere. Per l’eleganza e la leggiadria, che maschera una potenza da knock–out, questo Porphyr mi fa venire in mente il sommo Cassius Clay, che con leggerezza danzava sul ring come una farfalla attorno al suo avversario (leggi: come il lagrein che irretisce con la sua bevibilità chi lo degusta), ma poi ... pungeva come un'ape. |
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| Costo € 25 |
| Scheda del: 26/07/06 |
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