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Quando la Musica Alleva ed Affina
Ho una mentalità galileana. Nelle cose del mondo lasciate all'arbitrio dell'uomo ritengo che la scienza sia la norma. E’ stato con sorpresa, quindi, che molto giovane ho scoperto e provato l’esperienza di saper riconoscere la presenza di metallo e/o di acqua con un semplice rametto fresco biforcuto privato della sottile corteccia. Non ho però cambiato mentalità, ritenendo che tale fenomeno non era (non è) magico, ma solo ad ora non spiegabile quale combinazione delle forze scatenanti la causa e l’effetto. Il prologo, seppure di natura personale, era dovuto, visto il galileano, ma non incredulo, interesse con il quale ho accolto la notizia di una attività di musicoterapica rivolta alle viti ed al vino. Altoparlanti in vigna ed in cantina, quindi, con musica personalizzata per le varie fasi fenologiche e di vinificazione ed affinamento. Prendo atto degli effetti, che mi si dice si ripropongono con regolarità, senza riuscire a comprenderne le cause. Ciò non significa che gli effetti non sussistano, come il mitico ramoscello biforcuto mi ha insegnato. Ed allora prestiamo la massima attenzione a questa metodica di “musica tra i filari”, che a detta del produttore ha molteplici benefici effetti: accelera i tempi di invaiatura (che risulta sulle viti dilatata nel tempo mano a mano che ci allontana dalle casse che diffondono la musica), evita qualsiasi problema con uccelli ed ungulati e riduce al minimo attacchi di oidio e peronospora. Il tutto avviene a Montalcino, presso il podere “Il Paradiso di Frassina”, dell’avvocato Giancarlo Cignozzi (vedi www.alparadisodifrassina.it).
Ed il risultato nel bicchiere? Il primo Brunello allevato ed affinato a musica sarà disponibile nel 2005. Per ora abbiamo solo la prima nota/vino il “Do”, igt toscano a base di sangiovese grosso innervato da cabernet sauvignon, vino che strizza l’occhio al gusto internazionale. Forse d’ora in poi dovremo imparare a ricercare nelle etichette di questa azienda anche l’informazione della tipologia di musica utilizzata nelle varie fasi fenologiche ed in cantina, dovendo poi magari, in fase di degustazione, discettare circa vini prodotti in stessi anni da stesse uve e con stessi vasi vinari, ma sottoposti ad affinamenti musicali affatto diversi.
E se il fenomeno dovesse prendere piede mi diverte il pensiero che, nella già complessa attività del degustatore, ci si troverà di fronte ad un ulteriore parametro di cui dover tenere sovente conto.