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Szamorodni - così come viene
Szamorodni, ovvero “così come viene”. Traduttore - traditore, si diceva una volta. Infatti applicato all’universo enoico una traduzione semanticamente più aderente al concetto sotteso sarebbe: “ottenuto con le uve raccolte, senza alcuna loro cernita”. Bellissimo concetto, che però non ci dice nulla sullo effettivo stato delle uve raccolte: erano (solo) uve con acini sani, oppure le uve erano state anche attaccate, ed in che percentuale, dalla muffa nobile? L’ungherese (tokaji) szamorodni tace su tutto ciò, al più elargendoci una modesta dicitura sull’essere stato vinificato száraz (secco) o edes (abboccato).
Ma le cose stanno proprio così? In teoria sì, in pratica ecco tutto un fiorire di diciture “aggiuntive” (szamorodni late harvest - vendemmia tardiva -, ecc) e di szamorodni come quelli di Szepsy Istvan, sovente prodotti con uve attaccate per più del 50% da botrytis cinerea, veri capolavori di sentori, sapori e di persistenza gusto/olfattiva. Tratteremo nel dettaglio di questi straordinari vini nelle schede di degustazione che via via pubblicheremo, ciò che qui mi premeva chiarire è che bisogna abbandonare lo stereotipo dello szamorodni come un vinello leggero, fresco, a volte con una punta di dolcezza e magari un po’ ossidato. Nulla di tutto ciò. Le uve furmint ed hárslevelű forniscono tutto il necessario corredo di nerbo acido, finezza ed aromaticità da permettere di ottenere, con il contributo della muffa nobile, degli straordinari szamorodni dolci, che nelle migliori versioni hanno ben poco da invidiare a Tokaji Aszù, anche classificati come contenenti un buon numero di puttonyos. Un consiglio, vista l’attuale stagione di transizione della cultura enoica in Ungheria: nella scelta degli szamorodni fatevi guidare dal nome del produttore. Tra tutti quelli della cantina Oremus , di ineccepibile qualità tecnica, e soprattutto i “gioielli” di Szepsy Istvan, i cui “top” szamorodni sono dei veri colpi al cuore.
D’altronde tale “metodica” di scelta non è quella che sovente anche qui da noi ancora operiamo, soprattutto quando ci troviamo di fronte a pletore di etichette che hanno in comune solo il potersi fregiare di appartenere ad una stessa doc/docg (magari molto famosa), ma che in realtà sono diversissime per la qualità tout court che esprimono?