Una volta venivano chiamate DOC «ombrello», perché ricoprivano un vasto territorio. Ora potremmo ipotizzare di istituire le DOC «ombrellone» e giungere alle DOC «scudo spaziale». In rigoroso ordine di estensione territoriale i primi passi per procedere in tal senso non potrebbero che prevedere l’istituzione di DOC relative alle (cosiddette) città metropolitane, ad esempio la DOC Roma, poi a seguire le DOC regionali - Piemonte, Sicilia, Lazio, ecc -, ed infine, a completamento dell’opera, giungere ad istituire una omnicomprensiva DOC Italia. Poi, dopo qualche tempo, a tutte queste nuove DOC sarebbe doveroso conferire la qualifica di DOCG, ma, ovviamente, nel rispetto dei rispettivi disciplinari, solo ai vini con la menzione «riserva». I disciplinari sono disciplinari, perbacco, normano rigidamente e andrebbero rispettati alla lettera. Peccato che i limiti territoriali nazionali siano delimitati, teoricamente non potremmo spingerci oltre l’Italia. Ma non disperiamo, noi italiani siamo immaginifici, i limiti non ci spaventano, anzi aguzzano l’ingegno. Come la vedreste l'ipotesi di enclave estere aggregate/incluse nella nostra classificazione? Ad esempio una DOC «Dolceacqua - Côtes du Rhône»? O una DOCG «Roero - Morey-Saint-Denis»? Qualche difficoltà dobbiamo ammetterlo potrebbe crearcela la redazione dei relativi disciplinari, ma con qualche escamotage dialettico (ad esempio con strepitose indicazioni organolettiche quali «odore: caratteristico; sapore: armonico») ce la potremmo sempre cavare. In questo siamo maestri. Ma tutto ciò non basterebbe ancora. Sinora avremmo solo operato in modo bottom-up, ovvero aggregando in territori sempre più vasti. Sarebbe ora doveroso procedere in verso opposto, ovvero top-down, disaggregando l’attualmente aggregato. Ciò per rispettare le fondamentali leggi della fisica a cui il nostro mondo è soggetto; ovvero rispettare il terzo principio della dinamica, che specifica che ad ogni azione corrisponde una azione uguale e contraria, ed il secondo principio della termodinamica, che espresso in termini di entropia afferma che nei sistemi isolati l'entropia (interpretabile come una misura del caos) è una funzione non decrescente, ovvero può solo aumentare o rimanere inalterata. Occorrerebbe, quindi, per reazione all’aggregazione e per assecondare l’incremento del caos, ora frammentare e creare nuove DOC che poi dovranno anch’esse assurgere a DOCG. Il tutto potremmo definirlo come un «processo istitutivo di DOC/DOCG fisico-dinamico a fisarmonica», ovvero che procede dal particolare al generale (aggregando) e dal generale al particolare (disaggregando). Al termine di tale processo ogni goccia di vino prodotta nel nostro bel paese non potrebbe non ricadere in almeno una DOC/DOCG, con enorme vantaggio statistico in merito alle quantità di vino che si potrebbero fieramente dichiarare soggette a disciplinari. Ed in mezzo alla fisarmonica chi rimarrebbe? Sicuramente il consumatore/acquirente, orgogliosamente cosciente che ogni goccia di vino che acquisterà e berrà proverrà da un territorio «vocato», caratteristica certificata dal fatto che su di esso incide - almeno - una DOC/DOCG. Quanto sin qui scritto sembra solo un ironico pezzo di colore, un divertissement volto a far sorridere o ridere. Attenzione: la DOC Piemonte esiste, le proposte, più o meno formulate, delle DOC Sicilia e Roma vi sono, e le DOC ufficiali in totale sono oramai ben più di 300, mentre le DOCG superano la cinquantina. Talvolta la realtà supera la fantasia. |