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"Un Grand Tour tra Baden e Alsazia (4/4)
- Marcel Deiss, Leon Beyer e Weinbach Colette Faller -"

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Leggo dalla dizionario della lingua italiana di De Mauro: guru - guida spirituale e religiosa indiana ed, estensivamente, capo carismatico, personaggio autorevole e influente. L’esatto ritratto di Marcel Deiss. Ha le sue idee, le afferma con passione, pretende (giustamente) che siano rispettate, come egli rispetta le idee altrui. I suoi vini gli fanno onore, nel senso che senza infingimenti sono specchio delle sue idee. La sua lezione sulle origini del vino e sui convincimenti benedettini che ne hanno favorito la qualitativa evoluzione è stata indimenticabile. Il concetto di eccezionale densità di impianto delle viti voluta dai monaci benedettini quale specifico espediente tecnico per costringere le viti ad “estendersi verso il basso”, facendo sì che tale comportamento, nel basso, fosse metafora e specchio della spasmodica ricerca che, nell’alto, il monaco compiva nello sviluppare la maggiore possibile “estensione spirituale” che tendeva a permettergli il contatto con l’essenza del tutto, ovvero con Dio, merita di diritto di entrare a far parte di un trattato di mistica benedettina. E’ però pur anche vero che il concetto di “mondo di sotto” quale copia/immagine del “mondo di sopra”, rientra nel novero delle idee patrimonio del coacervo di dottrine che concorrono al New Age. Ora quali che siano le intime convinzioni spirituali di Marcel Deiss ciò che a noi interessa è la coerenza idee/vini, e tale coerenza è assoluta. La natura è rispettata in toto, sino a giungere a vendemmiare contemporaneamente le diverse varietà di uve presenti in uno stesso appezzamento, ciò in quanto è la stessa natura che ha già saggiamente bilanciato gli stati di contemporanea maturazione, e non bisogna alterare tale naturale e saggio bilanciamento. I suoi vini sono specchio delle sue idee. Magari qualcuno potrebbe cavillare su qualche particolare di squisita natura tecnica e/o riscontrare qualche amaritudine e/o qualche residuo zuccherino di troppo. In ogni caso sono vini che non si dimenticano, molto caratterizzati, figli del territorio e delle idee di chi li produce, o forse sarebbe meglio dire figli generati solamente dal territorio, in quanto chi li produce tenderebbe ad essere elemento puramente funzionale, assumendo quasi il ruolo di “levatrice” che si limita ai pochi interventi strumentali necessari a favorire la nascita di quanto natura saggiamente produce e dona.

L’azienda di Leon Beyer vuole produrre vini di qualità e vuole che vengano gustati in tutto il mondo. Riesce bene in entrambi tali intenti. Esporta in più di 60 paesi, ma, nel rispetto della qualità, ferma le attività inerenti alla commercializzazione nei momenti “topici” per le attività di cantina e/o in vigna. Il suo riesling “R de BeyeR” 2000 è probabilmente quello nel quale la mineralità ed i sentori di idrocarburi erano maggiormente percepibili tra tutti i riesling degustati in Alsazia. Il Tokay Pinot Gris Comtes D’Eguisheim, prodotto da terreni marno-calcarei, è a giusta ragione ritenuto l’emblema dell’azienda. Il millesimo 2000, al quale mi riprometto di dedicare una specifica scheda di recensione, si esprime con sentori intensi, complessi ed ampi, e propone una ottima persistenza gusto/olfattiva. Discorso analogo in quanto a qualità che esprime può essere fatto per il Gewurztraminer Comtes D’Eguisheim 2000 (del quale sono stati prodotti solo i millesimi 90, 97 e 98, oltre al degustato 2000). La perla dell’azienda è comunque un eccellente Gewurztraminer SGN del 1994, opulento, di lunghissima persistenza e grande eleganza. Azienda pragmatica e con i piedi ben piantati per terra la Leon Beyer, in grado di produrre grandi quantità di ottimi vini (dichiara circa 700.000 bottiglie l’anno) ed alcune etichette d’eccellenza. Il tutto accompagnato da una politica dei prezzi tale da rendere i suoi prodotti ancor più accattivanti.

Il Domaine Weinbach Colette Faller è dolcemente adagiato tra le vigne. Alla bellezza ed alla garbata ospitalità di una delle proprietarie (l’altra era … in Italia, in Alto Adige per la precisione), si sono associate quelle piccole attenzioni che solo la sensibilità femminile sa elargire. Commovente il piccolo mazzo di fiori che adornava il tavolino di degustazione posizionato tra le botti grandi nel rustico ambiente della cantina. Entro il 2007 tutti i vini di Weinbach saranno prodotti secondo i dettami della biodinamica. Interessanti i riesling, con punte di particolare pregio per il mitico Riesling Grand Cru Schlosseberg Cuvee Saint Catherine “L’Inedit!” 03, che possiede, in questo millesimo, un residuo zuccherino di circa 18,2 g/l ed è dotato di un importante corredo di sentori floreali e fruttati, abbinati ad una lunga persistenza gusto/olfattiva. Riesling importante ma giovanissimo, del quale ora è difficile preconizzare le possibili evoluzioni e complessizzazioni. Noti wine writer lo descrivono con abbondanza di aggettivi qualificativi di grado superlativo assoluto. Ottimi anche i gewurztraminer, con punte di eccellenza per la VT Grand Cru Furstentum 02 e la SGN Altembourg di eguale millesimo, che presenta un naso di impressionante ed intrigante complessità. La cifra stilistica di questo Domaine è la nitida e prorompente carica floreale e fruttata che tutti i vini esprimono, sovente accompagnata da un residuo zuccherino che, sporadicamente, può presentarsi di importante entità. Ben più difficile è lo scovare, nei prodotti degustati, tracce di note terziarie ed eteree. Il Domaine Weinbach è già ora tra i più importanti e qualitativi della regione, pur essendo in uno stato di transizione, stante che la sua completa evoluzione verso il biodinamico è ancora in fieri. Dopo il 2007, completata tale transizione, potrà stupirci. Ce lo auguriamo di cuore.


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